ROSSINI, ELECTRIC RELATIONS

Augusto Benemeglio, autore di uno splendido libro su Gioacchino Rossini, così scrive delle composizioni del grande pesarese: “Una musica che sistematicamente incendiava tutte le convenzioni dell’Opera, portandole a un grado più alto di intensità nervosa, e di emozione, e di choc. La sua musica schiantava i vecchi steccati, era l’irrompere fragoroso eppur controllato di un universo sonoro mai udito prima. La sua era musica estrema. Il segno di una forza e di una energia superiore”. Queste parole mi vengono in mente tutte le volte che ascolto il lavoro di Gabriele, di cui ho seguito ogni fase, dalla gestazione fino alla presentazione “live” ed ora la proposta discografica. La statura di Rossini, il suo ruolo nella storia della musica italiana ed europea, la sua meravigliosa eredità musicale, sono stati uno straordinario motivo di stimolo e riflessione: la sua musica così geniale, dionisiaca, audace, piena di vita e di felicità, ma profonda, inquieta e piena di forza, un motivo di confronto, per inventare, reinventare e mettersi in gioco. Come sempre il punto di partenza, la struttura portante di tutto il percorso di Gabriele è stato il “SUONO”, la voce con cui racconta, anzi, il suono stesso è “racconto”, è la direzione della traiettoria che sceglie di dare a quello che fa o che sta per fare (più o meno consapevolmente – non tutto è consapevole nel lavoro artistico). Nei suoni di Gabriele non c’è nulla di lezioso, di consolatorio, di prevedibile. Le tante rivisitazioni del bicentenario spesso affrante da problematiche filologiche non sono mai state nei suoi pensieri. Il rispetto si: la gratitudine per tanta bellezza e la gioia di esplorare un territorio interiore in cui poteva condurre solo quella musica così bella. Suoni spesso illegittimi, abrasivi, spiazzanti eppure così consoni, cosi pertinenti, così rossiniani, giocosi e struggenti al tempo stesso, luminosi e oscuri come era il carattere del grande Maestro.
Franco Ranieri